L'izakaya: come si entra e cosa si ordina
Le lanterne rosse: in Giappone segnalano i locali dove si beve e si mangia. Quando sono accese, si entra.
"Vorrei mangiare dove mangiano i giapponesi, la sera. Ma quei localini piccoli con le tende all'ingresso mi intimidiscono: si può entrare?"
Sì. Si può, e dovresti.
L'izakaya è il posto dove il Giappone si rilassa: non è un ristorante e non è un bar, è la via di mezzo — si beve, si mangia a piccoli piatti condivisi, si parla più forte del solito. Dopo una giornata in cui tutti sono compostissimi, l'izakaya è dove la gente si toglie la giacca.
E ti dico la verità: la cena che i miei amici italiani ricordano di più non è mai quella nel ristorante elegante. È la sera in cui siamo finiti in un localino di sei posti al bancone, senza menù in inglese, e ne siamo usciti due ore dopo felici.
Ti spiego tutto quello che serve per entrarci senza esitare.
Cos'è, esattamente
Immagina l'incrocio tra un'osteria e un bar dei nostri: si va per bere, ma si mangia molto e bene. I piatti sono piccoli, si ordinano poco alla volta e si condividono al centro del tavolo. Non c'è un ordine di portate: arriva quello che è pronto.
Ne esistono di tre tipi, ed è utile saperlo prima:
- Le catene (insegne grandi, menù con foto, spesso tablet per ordinare). Economiche, affidabili, facilissime per chi non parla giapponese. Ottime la prima volta.
- Le izakaya di quartiere — piccole, sei o dieci posti, un padrone dietro il bancone. È qui che si mangia meglio e si vive la serata vera. Servono un po' di coraggio.
- Le yokochō — i vicoli di baracchini attaccati uno all'altro, come Omoide Yokochō a Shinjuku. Atmosfera incredibile, spazi minuscoli, prezzi variabili.
Come si entra (e quando)
- Non serve prenotare nella maggior parte dei casi, ma i posti migliori si riempiono tra le 19 e le 20. Se sei in due, alle 18 entri ovunque.
- Alla porta ti chiederanno in quanti siete. Basta mostrare le dita: futari (due), sannin (tre).
- Se il locale è pieno, ti diranno "manseki desu": è pieno, senza offesa. Si prova alla porta accanto — ce ne sono sempre altre tre.
- Toglierti le scarpe: in alcuni locali tradizionali si sale su una pedana di tatami. Se vedi un gradino con delle scarpe allineate, è quello il segnale.
- Ti daranno un asciugamano caldo (oshibori): serve per le mani, prima di mangiare. Non per la faccia — quello lo fanno solo i signori anziani, ed è considerato un po' fuori luogo.
⚠️ L'otōshi: il piattino che non hai ordinato
Questa è la cosa che genera più malintesi tra i viaggiatori stranieri in Giappone, e voglio spiegartela prima che ti succeda.
Pochi minuti dopo esserti seduto, ti arriverà un piattino che non hai ordinato: verdure marinate, un po' di tofu, qualcosa di sfizioso. Si chiama otōshi (o tsukidashi).
Non è un omaggio, e non è un errore. È il coperto.
Costa in genere ¥300-600 a persona e viene addebitato a tutti. Funziona come il servizio nei nostri ristoranti: qui invece di scriverlo sul conto, te lo portano in forma di piccolo piatto.
Molti stranieri lo scambiano per un regalo, e poi si arrabbiano vedendolo sul conto. Ora lo sai: è normale, si paga, e non si può quasi mai rifiutare. Consideralo il prezzo del posto — e spesso è anche buono.
Piccolo consiglio: se hai allergie forti, segnalale subito all'ingresso, perché l'otōshi arriva prima che tu possa dire qualcosa.
Cosa ordinare
Gli yakitori: spiedini alla griglia, il piatto simbolo dell'izakaya. Si ordinano a pezzo, non a porzione.
Non serve conoscere il menù. Ordina tre o quattro cose all'inizio, e poi aggiungi man mano: è così che si fa.
I classici che ci sono quasi ovunque:
- Yakitori — spiedini di pollo alla griglia. Si ordinano al pezzo; chiedi tare (salsa dolce) o shio (sale)
- Karaage — pollo fritto giapponese, croccante e succoso. Il piatto che piace a tutti
- Edamame — baccelli di soia salati, da sgranocchiare mentre decidi
- Sashimi moriawase — misto di pesce crudo, spesso ottimo anche in locali semplici
- Tamagoyaki — frittata dolce arrotolata
- Gyōza — ravioli alla piastra
- Agedashi tōfu — tofu fritto in brodo leggero: delicato e sorprendente
- Yakisoba o onigiri alla fine, se hai ancora fame
Da bere: birra media (nama biiru), sake (nihonshu, caldo o freddo), shōchū, o l'highball (whisky e soda) che i giapponesi amano moltissimo. C'è sempre anche tè freddo e analcolici.
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Come ordinare senza sapere il giapponese
- Chiama tu il personale. Si dice "Sumimasen!" ad alta voce, e non è maleducazione: è il sistema. Aspettare che qualcuno passi a chiederti se va tutto bene può richiedere un tempo infinito.
- Molti locali hanno il tablet o il QR code con menù in inglese. Le catene quasi sempre.
- Se non c'è traduzione, indica il piatto del tavolo accanto e sorridi: funziona benissimo e non offende nessuno.
- Google Translate con la fotocamera legge il menù in tempo reale. È il trucco più usato dai viaggiatori.
- Una frase utile: "Osusume wa nan desu ka?" — "Cosa mi consiglia?". Il padrone si illumina, quasi sempre.
Quanto si spende
| A persona | |
|---|---|
| Otōshi (coperto) | ¥300-600 |
| Un piatto piccolo | ¥400-900 |
| Uno spiedino di yakitori | ¥150-300 |
| Birra media | ¥500-700 |
| Cena completa con qualche birra | ¥2.500-4.500 (circa 14-25 €) |
È una delle cene migliori e meno care del viaggio. E non si lascia mancia, mai: il conto è il conto.
Il "nomihōdai" — molte izakaya offrono la formula "bevi quanto vuoi" per 90 o 120 minuti, a circa ¥1.500-2.500. Conviene solo se bevi parecchio; se prendi due birre, paghi meno alla carta.
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Le regole che nessuno ti dice
- Si versa da bere agli altri, non a sé stessi. Riempi il bicchiere del tuo vicino, lui riempirà il tuo. È un gesto piccolo che cambia l'atmosfera del tavolo.
- Non si beve prima del brindisi. Si aspetta che tutti abbiano il bicchiere, si dice "Kanpai!" e si parte.
- Il conto si paga alla cassa, all'uscita, non al tavolo. Porta il foglietto che hanno lasciato sul tavolo.
- Molti locali piccoli accettano solo contanti. Controlla prima di ordinare se hai solo la carta.
- Non si resta ore dopo aver finito. In alcuni locali affollati c'è un limite di tempo (jikan seigen, spesso 2 ore): non è scortesia, è organizzazione.
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I consigli di Masako
- Vai presto la prima volta, verso le 18. I locali sono semi-vuoti, il personale ha tempo per aiutarti, e capisci come funziona senza la pressione della folla.
- Scegli un locale con il bancone e siediti lì, se sei in due. Vedi cucinare, e il padrone finisce quasi sempre per parlarti — anche a gesti.
- Ordina poco e più volte. È il ritmo giusto: tre piatti, poi si vede. Ordinare tutto insieme all'inizio è l'errore da turista.
- Fidati del pesce anche nei locali semplici. In Giappone la qualità del pesce in un'izakaya di quartiere è spesso superiore a quella di un ristorante costoso in Europa.
- Se sei vegetariana, dillo all'ingresso. Il brodo dashi contiene pesce quasi ovunque: nei locali piccoli non sempre possono adattarsi, e meglio saperlo prima di sedersi.
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Il Giappone che vedi di giorno è ordinato, silenzioso, perfetto. Quello che si racconta la sera, seduti al bancone di sei posti con un bicchiere davanti, è più caldo e molto più umano. Entraci: la porta con la tenda si scosta con una mano, e dietro non c'è niente di cui avere timore.